Anonima sequestri

 

Tanto se ne è sentito parlare e, nonostante siamo nel 2017, se ne sente ancora parlare insieme a tutti i suoi sequestrati e sequestratori.
L’anonima sequestri (o anonima sarda) è un’associazione che per anni ha fatto tremare i sardi e non solo: ma di preciso, cos’è?

A differenza di organizzazioni criminali italiane, come ad esempio Cosa Nostra e Camorra, che nel tempo hanno tramandato il proprio potere, posseggono un ordine prestabilito e colludono la propria influenza con le istituzioni politiche, l’anonima sequestri è stata un’associazione a delinquere indipendente basata su regole tradizionali come il codice barbaricino e mai avente rapporti con le mafie italiane né con la politica.

Di conseguenza non si può parlare di organizzazione criminale, vista la mancanza di struttura e organizzazione interna, e per la totale indipendenza nella maggior parte degli episodi criminali tra loro.

Non si può dare un data precisa di quando ha iniziato ad agire l’anonima sequestri ma quello che si può dire è che ha avuto un forte impatto sulla società a partire degli anni ’60 del XX secolo e per alcuni decenni successivi.

Chi faceva parte di questa associazione conosceva il territorio meglio delle proprie tasche motivo per cui quando avveniva un sequestro, era praticamente impossibile poterli scovare.

I luoghi in cui il sequestro si perpetrava erano spesso antri inaccessibili non troppo lontani dai centri in modo da poter permettere ai rapitori stessi di fare una normale vita paesana e, contemporaneamente, di acquistare il necessario per la sopravvivenza del rapito. Spesso, inoltre venivano usate persone vicine alla banda ma non componenti della banda stessa, le quali compivano dei semplici turni di guardia o coadiuvavano i rapitori trasferimenti da un luogo all’altro.

La durata del sequestro (che poteva variare da una manciata di settimane fino a otto mesi) imponeva il coinvolgimento di più persone e il pagamento di un riscatto adeguato alla portata del rischio che si correva.

Il versamento della somma richiesta dai rapitori poteva essere svolto direttamente seguendo le indicazioni che essi stessi davano, oppure, attraverso il coinvolgimento di persone che garantivano, in un certo modo, la riuscita della transazione. Queste persone, dette emissari, spesso conoscevano altrettanto bene il territorio e, sopratutto, i modi di agire delle bande per cui c’era una possibilità in più per la riuscita dell’operazione in questione.

Generalmente era quasi sempre il rapito a raccontare i giorni della sua prigionia e quasi mai il rapitore e una delle interviste che più mi è rimasta impressa è quella fatta a Pietro Siotto, allevatore e possidente nuorese sequestrato nei primi anni ’90.

Tra i più “famosi” associati storici di questa associazione sono noti Graziano Mesina, Miguel Atienza, Matteo Boe, Mario Sale, Attilio Cubeddu, Annino Mele, Giovanni Cadinu e Pasquale Stochino mentre per quanto riguarda i sequestri più conosciuti si ricorda:

  1. quello, nel 1979, di Fabrizio De André e della compagna e Dori Ghezzi;

  2. il rapimento dei due fratelli torinesi, sempre nel 1979, Marina e Giorgio Casana;

  3. il rapimento di Tonino Caggiari, nel 1985, degenerato nelle tremenda battaglia di Osposidda;

  4. 1992, anno in cui venne rapito il giovane Farouk Kassam;

  5. il sequestro più lungo e particolare avvenuto in Italia nel 1997, durato ben 237 giorni, che vide coinvolto Giuseppe Soffiantini;

  6. quello di Silvia Melis in Ogliastra nel 1997;

  7. il rapimento ai danni di Giovanni Battista Pinna nel maggio del 2007.

Un’associazione con un curriculum di tutto rispetto con a carico centinaia di sequestri e miliardi di vecchie lire intascate: ma non solo!

In Italia, dal secondo dopo guerra, ci fu un eversione politica che si espanse in Sardegna solo a partire dalla metà degli anni sessanta e si concluse negli anni ottanta, fine degli anni di piombo anche nella penisola.

In quel periodo i banditi locali dell’anonima sarda avviarono i contatti con i militanti di estrema sinistra che appartenevano ad organizzazioni attive nel terrorismo rosso, quali Brigate Rosse e Nuclei Armati Proletari.

Questa collaborazione, unita all’ideologia comunista e indipendentista, portò alla formazione di movimenti paramilitari e terroristici sardi come (cito quelli più importanti) Barbagia Rossa e Movimento armato sardo che rivendicarono diversi attentati e sequestri di persona in quell’arco storico.

Si volevano gettare le basi per una Sardegna indipendentista, basandosi sul modello approcciato da Fidel Castro a Cuba un’idea che, pian piano, si estese a macchio d’olio su tutta l’isola: si prese in considerazione l’idea di eleggere come leader delle truppe ribelli Graziano Mesina (il più noto bandito della criminalità sarda).

Un’idea che, in seguito, venne scartata sia dagli eversivi di sinistra che dai servizi segreti.

Il desiderio di una Sardegna indipendente è chiaramente rimasto immacolato, ed anzi mi viene da dirvi che alla fine non si riesce nemmeno a far funzionare a dovere lo statuto speciale di cui gode l’Isola, figuriamoci l’Indipendenza!
Comunque non credo che questo sia l’unico motivo che poteva dar stimolo e motivazione all’Anonima, probabilmente una serie di concause legate a ribellione, soldi facili, il miraggio della ricchezza a portata di mano nella costa, e chi più ne ha più ne metta, hanno fatto si che esplodesse questo barbaro sistema che fortunatamente non è mai riuscito ad essere una vera e propria organizzazione, e che altrettanto fortunatamente è scomparsa così come è nata.

 

 

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